Dopo anni passati a reagire sempre allo stesso modo, arriva un momento importante.
Cominci a osservarti.
A farti domande.
A capire cosa si muove dentro di te.
Come abbiamo visto in “Come riconoscere il tuo trigger profondo”, dietro molte reazioni automatiche si nascondono bisogni profondi di sicurezza, amore, approvazione, riconoscimento o appartenenza.
E quando inizi a vedere queste dinamiche, spesso nasce un pensiero:
"Forse dovrei parlarne con quella persona."
A volte è una buona idea.
A volte no.
Non tutte le persone sono emotivamente disponibili
Questo è uno degli aspetti più difficili da accettare.
Molte donne credono che, se riusciranno a spiegarsi bene, l'altra persona finalmente
capirà.
Ma la capacità di ascoltare non dipende soltanto da quanto siamo chiare.
Dipende anche dall'altra persona.
Esistono persone che:
- ascoltano
- fanno domande
- cercano di capire
- si assumono la propria parte di responsabilità
Ed esistono persone che:
- minimizzano
- negano
- si difendono immediatamente
- attaccano
- ribaltano la situazione
- prendono tutto come una critica
Non perché siano necessariamente cattive.
Ma perché non hanno la disponibilità emotiva necessaria per affrontare quel tipo di conversazione.
Parlare può aiutare quando...
Ci sono relazioni in cui il dialogo può creare una trasformazione profonda.
Questo accade quando entrambe le persone sono disposte a:
- ascoltare
- mettersi in discussione
- comprendere punti di vista diversi
- cercare una soluzione comune
In questi casi condividere ciò che provi può alleggerire moltissimo il peso che porti da sola.
Può creare vicinanza.
Comprensione.
Connessione.
Parlare può fare più male quando...
A volte però continuiamo a cercare comprensione da persone che non sono in grado di offrirla.
Spieghiamo.
Ripetiamo.
Argomentiamo.
Cerchiamo le parole giuste.
E ogni tentativo ci lascia ancora più frustrate.
Più sole.
Più ferite.
In questi casi il problema non è che non ti sei spiegata bene.
Il problema è che stai cercando ascolto dove non c'è disponibilità ad ascoltare.
Una domanda importante da porti
Prima di affrontare una conversazione difficile prova a chiederti:
"Questa persona è davvero disponibile ad ascoltare?"
Non:
"Vorrei che ascoltasse."
Ma:
"Ha dimostrato nel tempo di saper ascoltare?"
La risposta spesso è più chiara di quanto immaginiamo.
Quando il corpo conosce già la risposta
Come abbiamo visto in “Il corpo ricorda ciò che la mente ha dimenticato”, il corpo spesso percepisce ciò che la mente cerca ancora di spiegare.
A volte sai già cosa accadrà.
Lo senti.
Ti irrigidisci ancora prima di iniziare la conversazione.
Ti prepari a difenderti.
Temi di non essere capita.
E spesso non è pessimismo.
È esperienza.
Accettare i limiti degli altri non significa rinunciare a sé stesse
Questa è una distinzione importante.
Accettare che una persona non sia emotivamente disponibile non significa accettare qualsiasi comportamento.
Non significa subire.
Non significa restare in silenzio.
Significa smettere di investire energie nel tentativo di ottenere qualcosa che quella persona non è in grado di dare.
E iniziare invece a chiederti:
"Di cosa ho bisogno io?"
"Come posso prendermi cura di questa parte di me?"
La vera libertà emotiva
Molte donne credono che la libertà emotiva arrivi quando gli altri cambiano.
Quando finalmente capiscono.
Quando iniziano a comportarsi diversamente.
A volte succede.
Molto spesso no.
La vera libertà emotiva inizia quando smettiamo di affidare il nostro benessere alla capacità degli altri di comprenderci.
E iniziamo a costruire sicurezza dentro di noi.
FAQ
Devo sempre parlare con chi mi attiva?
No. A volte il dialogo aiuta. Altre volte rischia soltanto di riaprire ferite senza portare alcun cambiamento.
Come faccio a capire se una persona è emotivamente disponibile?
Osserva il comportamento nel tempo. Sa ascoltare? Sa assumersi responsabilità? Riesce a considerare punti di vista diversi dal proprio?
Se non parlo sto evitando il problema?
Non necessariamente. A volte scegliere consapevolmente di non affrontare una conversazione è un atto di protezione e non di evitamento.
Posso guarire un trigger anche se l'altra persona non cambia?
Sì. Il lavoro sui trigger riguarda prima di tutto te, i tuoi bisogni e il tuo sistema nervoso.
Se ti accorgi di investire molta energia nel tentativo di essere compresa, forse è il momento di riportare l'attenzione su di te.
Nella pagina dei miei Percorsi di Coaching accompagno le donne a riconoscere i propri bisogni profondi, rafforzare la sicurezza interiore e costruire relazioni più sane, senza vivere continuamente in tensione o in attesa dell'approvazione degli altri.

